Dai dati che arrivano dall’ultimo rapporto diffuso dal Centro studi del Consiglio Nazionale degli ingegneri relativo al precedente anno, emerge un dato significativo e che impegna tutti gli addetti del settore ad una attenta riflessione. Si è raggiunto il minimo storico di abilitati tra Ingegneri ed Architetti.
Dato che evidenzia il forte distacco dei laureati dall’abilitazione e di conseguenza dall’iscrizione all’Ordine professionale.
“Un tale scenario – evidenzia l’Ing Silvio Incutto – comporta di conseguenza una forte riduzione del numero di iscritti agli ordini. Se il trend si confermerà nei prossimi anni, saremo di fronte ad Ordini Professionali sempre più esigui e che, con enormi difficoltà, riusciranno a far quadrare i bilanci, ciò porterà ad una conseguente riduzione dell’offerta dei servizi agli iscritti. Difficoltà ancora maggiore per le province più piccole, in cui i numeri degli iscritti si attesta, già ora, a poche centinaia, con dati sempre più in diminuzione. In un’ottica di ottimizzazione e di centralità burocratica, che da anni è linea guida delle politiche nazionali nei vari settori è opportuno – prosegue Incutto – che gli Ordini professionali acquisiscano quella centralità decisionale e di rappresentanza, soprattutto attraverso la presenza di un Ordine degli Ingegneri Regionale Unico”.
La proposta portata al centro dell’attenzione, non è certamente una provocazione, ma una proposta strutturata e concreta, infatti con l’Ordine Unico Regionale resterebbero inalterate le segreterie provinciali, che già oggi svolgono un importante lavoro per gli iscritti, con la loro presenza saranno garantite le erogazioni dei servizi sui territori ed il contatto diretto con l’iscritto, ma l’intero comparto “politico ordinistico” non sarà più provinciale ma regionale e l’offerta dei servizi sarà con decisioni centralizzate a livello regionale e proiezioni successive nei vari territori, nonché la redazione di un bilancio unico regionale. Tale scenario già avviene per altri Ordini professionali (vedi Ordine dei Geologi) e potrebbe essere una valida contromisura all’attuale scenario ordinistico.